Una recente sentenza del Tribunale di Arezzo, nell’annullare una azione conservativa (per il vero piuttosto severa), interviene sul nodo estremamente delicato del diritto di critica e di manifestazione del pensiero anche con riferimento all’adesione del lavoratore a posizioni negazioniste sui vaccini e sulla recente pandemia. La sentenza, che tocca un vero e proprio “nervo scoperto” del presente periodo, annulla la sanzione disciplinare inflitta sul rilievo della insussistenza dei fatti e della circostanza che, comunque, le opinioni “social” dell’autrice dei post su Facebook non erano in alcun modo riconducibili al suo essere anche dipendente di un’azienda sanitaria.

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